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Il Piano di Tutela delle Acque (PTA) della Regione Veneto attua il Testo Unico sull’Ambiente

Il Piano di Tutela delle Acque Regione Veneto (PTA), in attuazione del Testo Unico sull’Ambiente (D.L. 152/2006), vede la luce nel 2009 con la pubblicazione delle Norme Tecniche di Attuazione, valide per tutto il territorio regionale.

Elemento fondante del testo normativo è la tutela della risorsa idrica, di cui la nostra regione è davvero molto ricca, che nel corso dei decenni è stata spesso poco rispettata, per pigrizia o per dolo, con conseguenze che, a volte, ci portiamo dietro ancora ai nostri giorni. Ad esempio, l’inquinamento delle falde acquifere da PFAS che ha colpito in particolare il nord-ovest vicentino con conseguenti interventi onerosi per l’approvvigionamento da fonti alternative.

Gli aggiornamenti ed i chiarimenti sulla normativa e sulla sua applicazione sono stati numerosi, mentre faq e quesiti continuano ad arrivare in Regione per l’approfondimento di situazioni di dettaglio.

Gli aspetti che il Piano di Tutela delle Acque (PTA) della Regione Veneto prende in considerazione

Sono prevalentemente quelli qualitativi degli scarichi che possono avvenire su corpo idrico superficiale, in fognatura e su suolo (per casi molto particolari e limitati è previsto lo scarico nei primi strati del sottosuolo); per quanto riguarda gli aspetti quantitativi, questi riguardano essenzialmente il deflusso minimo vitale e le derivazioni.

Si ricorda tuttavia che la Regione Veneto è dotata anche di una normativa specifica in materia di invarianza idraulica (DGR 2948/09) che regola gli aspetti quantitativi degli scarichi e che è stata oggetto di un precedente articolo (https://ambrosingegneria.it/la-valutazione-di-compatibilita-idraulica-cose-e-quando-si-fa/).

L’attività dello Studio si indirizza in particolare sugli aspetti più prettamente idraulici ed in particolar modo sugli adempimenti dell’articolo 39 relativo alle acque meteoriche di dilavamento.
E’ importante evidenziare che il PTA trova applicazione non solo sulle nuove costruzioni ed attività ma anche sugli insediamenti ed infrastrutture esistenti i cui titolari avevano l’obbligo di presentare all’Autorità competente un piano di adeguamento al fine di rispettare le prescrizioni della nuova normativa.

Piano di Tutela delle Acque della Regione Veneto: l’Autorità competente

Piccolo inciso sull’Autorità competente: questa è generalmente la Provincia nel caso di recapito su corpo idrico superficiale o suolo, l’ente gestore nel caso di scarico in fognatura oppure il Comune nei casi in cui i predetti enti non abbiano competenza. Va anche evidenziato che c’è una qualche autonomia anche a livello delle Province, che possono emanare circolari e pareri tecnici, oltre ad avere determinati iter procedurali, che possono differire a seconda nel territorio.
L’esperienza ha dimostrato che il confronto diretto con i tecnici nelle fasi preliminari della progettazione consente di limitare, se non addirittura risolvere a priori, eventuali criticità in sede di emissione del parere.
Nel prossimo articolo ci concentreremo in particolare sulle acque di dilavamento, ovvero le acque meteoriche di pioggia che investono superfici potenzialmente inquinate a causa del deposito di “sostanze pericolose e pregiudizievoli per l’ambiente”.

Nei periodi di assenza di precipitazione, infatti, i materiali residuali delle lavorazioni, delle attività accessorie, dei camini produttivi tendono a depositarsi sulle superfici sia scoperte (piazzali e parcheggi) sia coperte (tetti degli edifici): una volta innescata, la pioggia tenderà poi a trascinarle, in concentrazioni inizialmente molto elevate, fino al recettore finale con possibili criticità ambientali.

disoleatore e scarico secondo Piano di Tutela delle Acque Regione Veneto